• Eleonora Tassani

#iorestoAttiva(2): i frutti della quarantena.

Siamo ancora a casa. I giorni passati confinati tra le mura domestiche sono ormai quaranta e per alcuni anche di più.

La primavera sta entrando nella sua fase più viva, gli alberi si stanno inverdendo, i fiori sono una meraviglia e noi ancora una volta ammiriamo tutta questa vitalità dalle nostre finestre, i più forniti, dal proprio giardino.

La mente vaga, i pensieri si moltiplicano, l'altalena tra non poterne più e una sorta di naturale adeguamento è giornaliera, a volte oraria. In tutto questo turbinio emotivo esistenziale e anche dai risvolti molto pratici, dopo i primi dieci giorni di "reclusione", ho sentito la necessità di modificare le mie abitudini, se non altro quelle temporali, in poche parole ho deciso di condividere con voi lettori un mio nuovo progetto che avevo pensato di proporre più avanti.

Il 25 marzo ho pubblicato un articolo in cui esprimevo questa mia intenzione, che ora vado a riassumere.

(Puoi leggere qui l'articolo completo)


campo di fiori gialli
La primavera sta entrando nella sua fase più viva!

L'idea coniuga la mia passione per il disegno con l'ascolto empatico di una voce.

È nata un giorno X in un mese Y dell'anno scorso.

Come tanti, quando parlo al telefono, cerco carta e penna e comincio a tracciare dei segni. Molti fanno cerchietti o quadrati, io disegno forme, linee, parto da una parte e arrivo ad un'altra. Figure di ogni genere prendono forma.

In quel giorno X del mese Y e senza un apparente motivo, ho guardato diversamente cosa avevo creato sul foglio. Sarà perchè ho piegato un po' la testa da una parte girando il foglio a destra e poi a sinistra, cambiando la prospettiva, ma quel disegno aveva qualcosa in più, mi stava parlando. Quando un disegno ti attira e sembra che ti stia comunicando un messaggio che però appare alquanto misterioso, bè, questo è molto simile a quello che succede davanti ad un simbolo.

Così ho cominciato a prestare seriamente attenzione ai disegni che facevo ascoltando le voci degli amici nelle varie chiamate.

Mi sono resa conto che le immagini cambiavano tipologia a seconda della "qualità" della telefonata, ossia della persona e di quello che mi trasmetteva con le sue parole. Quei disegni erano e sono molto di più, sono simboli e sono diretti all'interlocutore che li ha ispirati.

Un disegno diventa simbolo quando è dotato di una vita propria

grazie all'energia impressa nell'attimo della sua creazione,

e quando, mi sento di aggiungere,

non è la mente cosciente ad averlo creato.

L'atto creativo cessa di essere l'espressione intima dell'artista stesso, racchiude qualcosa di più ampio

e allo stesso tempo misterioso.

Un codice che può essere colto solo dal cuore di chi lo osserva.

Dopo queste prime esperienze e nel momento in cui ci siamo ritrovati a dover stare in casa, ho sentito che era giunto il momento di sperimentare la mia scoperta su un pubblico più ampio e ho chiesto la disponibilità di dieci volontari tra voi lettori (previo iscrizione alla newsletter). D'altra parte vista l'impossibilità di incontrarsi fisicamente, la telefonata assume una maggiore piacevolezza e forse proprio per questo, la mia proposta è stata accolta da più curiosi rispetto a quanto pensassi!

Chiaramente sono andata in ordine di contatto e mi spiace per chi si è trovato escluso da questa fase!

Oggi voglio dunque condividere con voi quanto è successo in questo periodo: i miei frutti della quarantena.


"Immagini dall'inconscio, i simboli per l'anima"

"Pronto! Ciao, molto piacere, grazie per la disponibilità, come stai?"

Più o meno le telefonate cominciano così, non c'è un vero e proprio standard. All'inizio pensavo di dover capire quali "domande strategiche" preparare per far sentire a proprio agio la persona e allo stesso tempo farla parlare di sé o comunque di argomenti non troppo generici. In realtà ho scoperto che alcuni sapevano già esattamente cosa raccontarmi! Praticamente a me restava davvero solo ascoltare con piacere. Altri sono stati più curiosi sul mio percorso e quindi c'è stata una maggiore interazione.

E qui nasce una riflessione che abbiamo fatto in queste chiacchierate: "come fai a disegnare mentre parli?". Sì, in effetti, mentre disegno con la finalità di progettare non mi è facile parlare, a volte neanche ascoltare...

In questo caso non c'è problema,

in quanto la mia mente è concentrata sulla telefonata,

non su un'idea da realizzare su carta,

non c'è un'intenzione cosciente

nel muovere la mia mano sul foglio.

Semplicemente sento che ho voglia di fare un gesto

piuttosto che un altro

o di aggiungere un rosa piuttosto che un verde.


Simbolo per l'anim di Eleonora Tassani
Questo è il simbolo