Io

Alla corte di Vienna

Da bambina passavo la maggior parte del mio tempo alla corte di Vienna, avevo molte sorelle e fratelli, una carrozza e tanti amici.

Fu allora, all’età di circa otto anni, che scoprii di essere una strega.

Poi a quattordici chiusi la corte di Vienna e la magia dentro il cassetto dell’infanzia e, decisa, mi misi a studiare per diventare stilista.

Credo che non avrei più riaperto quel cassetto se il mio occhio sinistro non si fosse messo di traverso nel mio percorso di vita e professionale.

Sono nata con un problema congenito all’occhio sinistro e quando pensavo fosse definitivamente risolto, l’occhio cominciò a vedere per metà. Distacco della retina. E poi via via una serie d’interventi sventurati, glaucoma e nulla di fatto, anche l’altra metà di vista si affievolì piano piano. Durante quegli anni mi realizzai professionalmente e mi chiusi a livello emotivo. Procedevo sulla strada che avevo deciso di intraprendere come una macchina, rigida, accelerata, l’occhio rappresentava una seccatura nello svolgimento del mio lavoro.

Benedetto occhio malato

Eleonora t-shirt Leone slub

Credo che mi abbia preso per sfinimento. L’occhio intendo. Sì, è grazie alla sua tenacia che ho cominciato a cercare di capire cosa potevo fare realmente io in tutto quello che mi stava succedendo. Insomma, se nessuno, nemmeno i numerosi medici, riuscivano a risolvere i miei problemi, anzi non facevano altro che peggiorarli, c’era qualcosa che potevo fare io per questo maledetto/benedetto occhio? C’era qualcosa che potevo fare per me?

Un paio di mani piuttosto calde è arrivato come primo aiuto concreto, quell’aiuto che pensavo non potesse esistere. Perché era invisibile, intangibile. Erano stati i miei lungimiranti genitori a suggerirmi di provare anche quella strada, ormai le avevo provate tutte, questa di certo, non poteva fare peggio; stavo stesa, rilassata e quello che mi facevano per la prima volta non era neanche doloroso! Fin dalle prime sedute da quella “strana” pranoterapeuta, il mal di testa si è dileguato, la pressione si è abbassata e i colliri sono spariti dal comodino, non ce n’è stato più bisogno. Dopo 10 anni di interventi al limite dell’accanimento terapeutico e di una collezione composta da un numero di colliri pari a quello degli abiti che facevamo sfilare a Milano, finalmente la TREGUA.

Bene, però la signora pranoterapeuta ha già una certa età, come faccio andando avanti negli anni? Sì, perché ancora dipendevo da lei, dalle sue mani, i tempi tra una seduta e l’altra si allungavano, ma dopo tre anni ancora avevo la necessità di andare da lei per mantenere l’equilibrio del mio occhio.

Di nuovo, cosa posso fare IO di concreto per me?

Omar

Come spesso capita le cose accadono un po’ per caso, dicevo allora. Come sempre succede, le cose non accadono mai per caso, dico invece oggi. E siamo al 2011. Incuriosita, partecipo a un seminario in quel di Reggio Emilia, tenuto da un certo Dott. Omar Miranda-Novales, uno psicoterapeuta corporeo che abita a Berlino, ma che in realtà è messicano. Abbinamento interessante, penso. Il seminario che vivo è intenso, illuminante e sconvolgente.

L’anno dopo, e dopo 3-4 seminari con Omar, Elide, la pranoterapeuta, sente che non ho più bisogno delle sue sedute, ho finito! Grazie infinite, Elide.

Ma cosa è successo esattamente? Un passo indietro. Ero sicura che per curare il mio occhio dovessi fare qualcosa di concreto. Perfetto. Che cosa significa, cosa ho fatto? Ovviamente non lo sapevo, ho solo seguito la curiosità e l’istinto, per la prima volta dopo tanto tempo. Per forza, finalmente non soffrivo più di pesanti mal di testa, ero più leggera e pronta a buttarmi in nuove avventure.

I seminari di psicoterapia corporea mi hanno resa finalmente consapevole del mio corpo, della sofferenza subita, ho cominciato a vedere quello che per anni facevo finta di non vedere.

 

La testa dimentica, il corpo registra e ricorda tutto,

scolpendo la sua forma con lo scalpello delle ferite ricevute.

Cominciare a prendersi cura di se stessi, con obiettività e amore è

il primo e fondamentale passo verso la guarigione.

 

E così con Omar, nel 2011 ho mosso il primo passo. In verità è stato il primo passo di una lunga, lunghissima camminata, non solo verso la guarigione del mio occhio (perché per me oggi è guarito), ma anche verso quella della mia anima, verso di me, la vera me che avevo chiuso nel cassetto con la corte di Vienna, la carrozza e la magia.

In cammino

Eleonora in cammino

Il lavoro di Omar è multidisciplinare e integrato con la sua tradizione, quella messicana, che si definisce Maya-Nahual e di cui lui è Maestro. Dopo i primi anni di psicoterapia corporea e i risultati ottenuti e visibili, il mio interesse è presto scivolato verso la tradizione Maya-Nahual e, a quanto pare, anche lo “spirito” ha fatto l’occhiolino a Omar. È stato lui infatti a chiedermi nel 2014 il permesso di potermi trasmettere la tradizione. Un fattore importante per i Maestri Nahual è quello di tramandare la propria conoscenza a un allievo che viene scelto in base a qualche segnale che arriva dall’universo o dal Nahual stesso. Diciamo che il segnale arriva come un intuito interiore.

Comincia così non solo la camminata verso la vera me, ma anche il mio percorso da “apprendista”. Le due strade ovviamente si sovrappongono, intersecano e finiscono per essere più e meno la stessa cosa. Bè, quindi? Il dubbio mi viene, sono davvero una strega? Claudia, mia sorella, che già da alcuni anni segue il suo personale percorso con Omar, mi guarda e con gli occhi brillanti: “sì, credo proprio che avevamo ragione allora, sei una strega!”

Bene, cosa significa esattamente? Significa che sono un’energia creativa, sono particolarmente sensibile, sento, vedo (ancora faccio finta di non vedere, ogni tanto, ma sempre meno), e grazie alla tradizione Nahual che sto apprendendo, posso aiutare nella guarigione delle ferite dell’anima, nell’incontro con gli Animali Guida e con gli antenati.

Qualche anno fa ho sognato la mia defunta madrina vestita di rosso che tutta trafelata veniva a portarmi un messaggio: “Il tuo compito nella vita è aiutare gli altri a stare bene, poi più avanti negli anni, capirai il perché”. Ecco, c’è una cosa che ho imparato bene nel mio percorso nella tradizione, è quella di non fare domande. Non perché nessuno ti darà la risposta, ma perché la domanda arriva solo nel momento in cui esiste la risposta. Lo so, è difficile da capire con la nostra logica, ma davvero, è molto facile capirlo quando si è intrapreso questo cammino.

Io, la strega

Senza farmi troppe domande, semplicemente perché oggi mi arrivano solo quando so le risposte, con umiltà, seguendo gli insegnamenti di Omar e i segni dell’universo, o dello “spirito”, cerco di mettere in pratica il mio compito ogni giorno.

Posso dire che i segnali arrivano e il cammino si sviluppa, altrimenti non sarei qui oggi a raccontare di me e del mio essere strega. Se qualcuno, leggendo, sente nascere una sorta di curiosità, ottimo, siamo sulla stessa vibrazione. Sentiamoci.

Consulenze proposte:

- Viaggio per incontrare il proprio Animale Guida.

- Rituale del cerchio di guarigione Nahual.

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