• Eleonora Tassani

Manovre di atterraggio.

Aggiornato il: feb 25

Siamo alla fine di questo primo mese del 2020, mi ero ripromessa di iniziare l'anno scrivendo subito un nuovo articolo frizzante e invece nulla, questo nuovo giro di 365 giorni è cominciato con un "ohi ohi ohi... ahi ahi ahi"!

Sono anni che una mia cara amica mi dice "questo è l'anno della vergine! È il tuo anno fortunato", ormai ho smesso di crederci... non che non mi ritenga una persona fortunata, però la "mia fortuna" me la guadagno lavorando parecchio e su tutti i piani!

Pare che anche il cielo di questo anno palindromo sia del tutto propizio, e non solo per il mio segno zodiacale. Mah?! A voi cosa sembra?

Ma come, voi potreste pensare, e tutte quelle belle parole sul Messico, sul viaggio della vita? (leggi il mio articolo di dicembre :-)) Ancora tutto valido, s'intende, nulla è stato archiviato. Sono solo in fase di atterraggio!

E ohi ohi ohi... ahi ahi ahi... non ero mai atterrata fino ad ora! Mica ne sono tanto capace, le istruzioni, dove sono?

Eh sì, non ci insegnano ad atterrare, perché di solito non ci insegnano a volare! Di solito "volare", "libertà", sono solo belle parole, frasi motivazionali da post social del lunedì mattina, difficilmente si passa ai fatti.

Io però ai fatti ci sono passata, eccome! Quindi?!

Eh beh, quindi mi è arrivata tra capo e collo una bella ondata emotiva senza precedenti e non ho capito più nulla... Il cuore si è aperto e adesso sento tutto all'ennesima potenza. Solo che in questo "tutto tutto" ci sta dentro il mondo.

Cerco di spiegarmi meglio, magari quello che mi sta capitando può essere di aiuto a qualcuno che suo malgrado o per sua fortuna (chi può dirlo) si trova nella mia stessa situazione di aver spiccato il volo senza libretto di istruzioni.

Dunque, prima di tutto "spiccare il volo", io preferisco usare il termine "saltare", significa arrivare al limite oltre il quale non resta che abbandonarsi al vuoto, all'ignoto con fiducia.

Arrivare al limite vuol dire giungere al punto estremo

della propria terra interna conosciuta,

quella che ci siamo costruiti negli anni, fin dall'infanzia,

per sopravvivere a questa realtà

dove il più delle volte ci siamo sentiti sbattuti,

più che accolti con gioia.



Attenzione, non significa che il nostro paesaggio interno sia per forza brutto, anzi! Solo che risulta essere generalmente limitato dagli schemi di comportamento che abbiamo acquisito per adattarci e calzare al meglio la vita che ci è stata donata.

Succede che spesso i cercatori di verità, i curiosi o quelli a cui questi schemi non sono più sufficienti per vivere, in quanto chiudono la visuale (come è successo a me con l'occhio e se vuoi leggere questa storia clicca qui), abbiano la vitale esigenza di comprendere come funzionano queste strutture e di romperle.

A volte ci vogliono anni per conoscere e riconoscere i propri ingranaggi e per arrivare ai confini del conosciuto e, una volta lì, ci possono volere altri anni per decidersi a saltare. Voglio dire, mica è facile decidersi di buttarsi nel nulla apparente! Sì, magari vedi già l'altra sponda, o l'altra terra, che ti sembra anche molto bella! ma nel mezzo cosa c'è? Quando stacchi i piedi da quest'altura o questo pontile, quanto dura il volo, saprò volare? Insomma tutta 'sta roba prima è inconscia, poi diventa conscia e poi smetti di chiedertelo e arriva un giorno (la lunghezza di questo giorno è varia, la mia di un anno),

che basta, ti arrendi, prendi la rincorsa e... SALTI!

E scopri felice che è bello volare!

E questo è quello che ho sentito con il sangue e con le ossa in Messico!

Però poi succede che torni fisicamente da dove sei partito, cioè non è che tutti scelgano di cambiare vita totalmente, io sono partita e anche ritornata. Beh, ci ho messo un po' a ritornare a casa, ma ce l'ho fatta . E invece no!

E invece, quando mi ero convinta che tutti i pezzi di me si fossero risaldati al corpo, ecco che mi accorgo che ci sono un sacco di elementi di me che non riconosco, comportamenti inaspettati, emozioni "aliene" e vado un po' nel panico!

Sì, perché il Messico era per me un posto nuovo e quindi era normale anche essere insolita, ma quando ritorni nel "tuo" posto e sei diversa (gli altri il più delle volte non se ne accorgono, al massimo vedono una luce differente negli occhi), un po' di scompensi ci sono!

All'inizio me lo aspettavo, ok, ma poi mi sembrava di essermi riadattata, e invece no.

Quando salti, ti colleghi molto di più alla vita, nel senso che smetti di sopravvivere e inizi a vivere, quindi la vita ti risponde dandoti di continuo i sui feedback.

Ok, forse ti sto confondendo o ci sto girando troppo intorno.

Sostanzialmente succede che segui di più i tuoi istinti, meno la ragione. Così inizi a sperimentarti in situazioni inedite, oppure anche le stesse, ma adesso le vivi diversamente e, infatti, non riconosci più le tue reazioni e così prima ti può arrivare una certa euforia, poi non capisci perché ti si presenti a braccetto con l'ansia. Eh sì! Non é l'ansia quella, è l'inconscio travestito da ansia che non vuole essere lasciato a casa in queste inconsuete avventure.

Come Jung ci insegna,

la nostra psiche é fatta da zone in luce e zone in ombra,

dal conscio e dall'inconscio;

in psicologia, così come in astrologia,

l'obiettivo é conoscere l'ombra e integrarla alla luce. Bene.


Ma questa ombra é molto vasta e fatta a livelli, quindi non è che si possa aspettare di togliere strato per strato tutta 'sta quantità di roba, e quindi quando spicchi il balzo, spesso conosci solo alcuni dei piani del tuo inconscio, ma non è che gli altri abbiano smesso si esistere!

Ecco sono quelli che, liberati dai primi che hai tolto nella migliore prova atletica della tua vita, si scuotono di dosso la polvere degli anni passati in sordina e ti si ripresentano belli lucidi e sorridenti e tu dici: "e questi adesso chi cavolo sono?!"

Perché appunto l'ansia che ti arriva è diversa, dura di più, rasenta la disperazione, non sai dove metterla a sedere. E neanche ci riesci a stare a sedere. Panico. Ecco in questi casi la cosa migliore è, appena si può, cercare di stare il più possibile da soli e ascoltarsi e respirare, facendo tesoro dei buoni consigli ricevuti in precedenza dal proprio psicoterapeuta. Magari in casi estremi è utile anche scrivergli, come nel mio caso, così lui ti recupera dandoti spiegazioni che il tuo cervello in un barlume di lucidità afferra. Che io poi quelle spiegazioni le sapevo già tutte! Insomma ne avevamo già parlato, in teoria dovevo essere preparata. E invece niente!

Però ci ho visto tanta meraviglia in tutta questa tristezza senza precedenti! Ho pensato che siamo degli esseri splendidi e pieni di risorse! E l'inconscio?! Lui che da bambini ci salva e da grandi tenta di ucciderci? Quanto è affascinante! Da grande tenta di ammazzarci perché pensate alla fatica che ha fatto per farci sopravvivere! Significa che continua a impartire delle lezioni (spesso dure) per farci capire che adesso non siamo più bambini: "adesso sei grande e puoi scegliere cosa fare della tua vita, vedi che se ti comporti sempre uguale e continui a restare in balìa degli altri, della famiglia, degli amici, del lavoro, del maltempo, della scontenezza, non cambia nulla e anzi fai peggio?"

Quanto amore ha avuto per noi?!


Perché poi in fondo è tutto lì, sempre all'amore si torna. A quella tensione che vogliamo sentire nel cuore e che continuiamo a cercare fuori da noi, quasi noi non fossimo capaci di crearlo e quindi fossimo alla ricerca continua di produttori.

Ma siamo noi i produttori dell'amore verso noi stessi!

Così diventiamo essere integri e

in grado di amare senza attaccamento il nostro prossimo.

Ed è questo che il nostro inconscio vuole insegnarci

con le sue strategie bizzarre!

Quell'ombra, non va distrutta, per essere integrata alla luce, va accolta, curata, coccolata e amata. In quell'ombra c'è tanta forza, c'è tanta luce!

Anche il gufo ci insegna non solo a portare la luce nell'ombra, ma a vedere nell'oscurità stessa! Che splendido insegnamento!

E sono dovuta volare in Messico, saltare in Italia, disperarmi in casa, per comprendere tutto questo con le mie ossa, con il mio cuore e con il mio sangue.

Con amore,

In lak'ech,

Eleonora.


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