• Eleonora Tassani

I rituali non sono una terapia

Dopo quattro anni di rituali, in virtù dell'esperienza vissuta e delle domande ricevute, sento che è importante fare chiarezza su una platea più ampia.


La nascita dei rituali.

Fin dai tempi più remoti l'uomo ha sentito l'esigenza di elevarsi verso le più alte sfere dello spirito o il desiderio di addentrarsi verso le profondità del cosmo e di se stesso. Per molte tradizioni (forse per tutte?) questa "tensione verso" esprime l'istinto innato di un ritorno a casa, di una riconnessione alla fonte energetica di vita, un ritorno all'uno.

La vita terrena è dualità, ed è un tratto comune che attraversa le varie filosofie, tradizioni, religioni. L'anelito all'unità muove da sempre gli animi.

Dai tempi antichi, dunque, affinché questo sentire trovasse una messa in atto, venisse vissuto, compreso, espresso, l'uomo, nelle varie culture, ha cominciato a sperimentare e formulare pratiche per raggiungere lo scopo e le ha definite attraverso l’esperienza di secoli. Come ho scritto nel 2019 in un articolo di questo blog "Riti e rituali", ha scoperto che atti e parole espressi in maniera ripetuta, precisa e caricati dalla fermezza dell’intento, sono potenti chiavi di accesso alla profondità dell’essere, dell’inconscio e del cosmo.

Nelle società antiche i rituali erano strumenti pratici e concreti sia per espandere la loro coscienza che per risolvere i problemi della loro vita quotidiana.



La psicoterapia.

Le neuroscienze di cui oggi molto si parla e la fisica quantistica, sono venute in aiuto per spiegare a noi figli della logica, che i pensieri modificano le emozioni e che le emozioni agiscono sul funzionamento del corpo. Per cui, cambiando i pensieri, le emozioni si trasformano e il nostro corpo può passare da uno stato di salute a uno di malattia e viceversa.

Per modificare i pensieri occorre addentrarsi nella mente che li genera e comprenderne la struttura e la dinamica, così da poter diventare consapevoli degli stessi e delle nostre scelte e non ignari schiavi del nostro inconscio ferito. L'accesso alla mente è facilitato quando si lavora anche sul corpo. A differenza della mente che è portata a dimenticare o resettare per sopravvivere e proseguire, il corpo non dimentica gli eventuali traumi e quindi abbinando il lavoro sul corpo e sulle emozioni a quello sulla mente, il processo è potenziato.

Ho condensato al minimo quello che può essere un percorso psicoterapeutico. In realtà il processo è più ampio e complesso e può partire dalle più svariate motivazioni che in genere hanno poco a che fare con il desiderio di innalzarsi alle massime sfere della spiritualità, ma molto con il benessere della persona.


Il rituale.

La realtà è molto più estesa di quella che cogliamo con i cinque sensi, ancora una volta le neuroscienze e la fisica quantistica spiegano come ogni cosa sia vibrazione, non solo ciò che vediamo e tocchiamo, ma anche gli apparenti vuoti e l'assenza di suono.

I pensieri esistono e hanno una loro vibrazione. L'astratto esiste tanto quanto il tangibile.

Sappiamo anche che in natura ogni causa ha un effetto. Se anche quello che non percepiamo ha una sua esistenza e genera un effetto per il semplice fatto di esserci, va da sé comprendere che le cause e gli effetti sono di una scala più vasta di quello che normalmente saremmo portati a credere anche e soprattutto in termini di spazio e tempo.

Ecco che gli atti e le parole espressi in maniera ripetuta, precisa e caricati dalla fermezza dell’intento di un rituale sono potenti chiavi di accesso alla profondità dell’essere, dell’inconscio, del cosmo.

I gesti, i movimenti, le parole, i silenzi scanditi con la precisione della saggezza acquisita nei millenni di un rituale, permettono di modificare la percezione della realtà, muovono l’energia, fermano o accelerano il tempo, rompono le strutture mentali e conducono a stati alterati di coscienza, modificano le emozioni, dunque i pensieri. Hanno un impatto sulla realtà stessa, L'impatto può essere ad effetto domino, quindi espandersi nello spazio della vita di una persona coinvolgendo più tempi della stessa, intendo il passato oltre al presente e di conseguenza al futuro. Non è una regola, ma può succedere.

Un rituale, dunque, può essere un valido contributo verso uno stato di benessere psicofisico, lo può accelerare, facilitare o dare la spinta iniziale.


I rituali come terapia?


I rituali dunque non sono stati creati e formulati "solo" per accedere ad un'altra e alta consapevolezza del cosmo e/o di se stessi, sono utili per stare bene, perché più siamo consapevoli e più viviamo in armonia con noi stessi e l'ambiente che ci circonda.

È per questo motivo che è facile confondere un rituale con un processo terapeutico, l'intento del benessere li accomuna.


A seguito dell'esperienza di questi anni con le persone, di quanto mi è stato insegnato e trasmesso e del mio vissuto personale, posso affermare che i rituali agevolano un percorso terapeutico, ma NON lo sostituiscono.

Certamente possono essere praticati da chi non sta facendo alcuna psicoterapia, come eventi unici che l'interessato sente utile vivere per facilitare uno sviluppo personale o semplicemente regalarsi un'esperienza arricchente.

Questo significa che uno stesso rituale non può essere ripetuto in tempi brevi, solitamente è bene che trascorrano almeno sei mesi prima di rifarlo.

Succede a volte che un rituale possa far fare alla persona un grande click nella propria vita, generare una grande svolta, lo stupore emotivo che scatta può essere vissuto con soddisfazione, responsabilità e pienezza oppure può generare una sorta di "dipendenza" da rituale. L'individuo non si assume la responsabilità del cambiamento e la rimanda al conduttore del rituale, vorrebbe che quello stato emotivo continuasse a perdurare e pensa che l'unica strada sia appunto il ripetere costante dei rituali, piuttosto che onestamente ammettere la necessità di un percorso terapeutico sulle emozioni.


Ho sentito l'importanza di questa spiegazione, perché i rituali non sono una pratica esoterica e affascinante o piacevole che si chiude nello spazio di un'ora, come molti ritengono, bensì hanno un impatto sostanzioso e duraturo anche se apparentemente invisibile. Quando con fiducia vi affidate a qualcuno che pratica rituali, ricordatevi che state dando molto potere a questa persona. La fiducia e l'accordo generano il permesso di entrare nella vostra sfera intima e se un individuo è abile e malintenzionato può davvero manipolarvi e creare danni. Se chiedete ad un conduttore di ripetere in tempi brevi uno stesso rituale e lui/lei accetta senza farvi domande o darvi spiegazioni, beh, il mio consiglio è di cambiare strada.


Un detto Nahual afferma:

"Il più grande potere, è non utilizzare il potere".


Con fiducia,

Eleonora






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